Azione e reazione sono due facce della stessa medaglia, una non può esistere senza l’altra e solo il tempo le separa. Una coppia di opposti che sembra essere insuperabile senza lasciare possibilità al suo autore di liberarsene. Ma una soluzione c’è, spiega la filosofia dello yoga. La realizzazione spirituale, ovvero l’accesso ad una dimensione senza ansietà e limitazioni in cui ispirazione e gioia accompagnano ogni passo, può essere raggiunta attraverso diversi percorsi. Nel terzo e quinto capitolo della Bhagavad Gita si parla principalmente della via dell’azione, karma yoga, unirsi alla dimensione dell’Essere attraverso l’azione consapevole. Tutti gli uomini sono inevitabilmente costretti ad agire secondo le tendenze acquisite sulla base delle influenze che la natura esercita sulla loro coscienza (3.5), perciò nessuno può astenersi dall’azione nemmeno per un istante: senza agire non è possibile nemmeno mantenere il proprio corpo in vita. Come è possibile quindi svincolarsi dalla legge del Karma, la indefettibile legge di remunerazione delle azioni che ci lega al ciclo delle nascite e delle morti (samsara)? In questa lezione spiegheremo come attraverso il principio del sacrificio, del sacro agire (sacer=sacro, facare=agire) è possibile svincolarsi dalla legge del karma. Colui che imparare ad agire seguendo il proprio dovere (dharma) senza attaccamento al frutto dell’azione (karmaphalam), diventa felice e raggiunge il Supremo.